Se il mondo va alla malora non è solo colpa degli uomini. Lo
dico a voce alta e lo ripeto finché non me ne convinco. Guardando fuori dalla
finestra chiusa sento anch’io che l’infinito profuma di frutta matura, sa di
freddo e di neve, sa di inverno, sa di bianco appena steso ad asciugare anche
se fa freddo. Lo sento il gabbiano che urla sopra i tetti e il piccione che si
affaccia alla finestra piccola della mia soffitta. Allora l’odore diventa più
forte, la muffa e il freddo, lo spiffero sotto la porta, il gatto che bussa con
insistenza ma io non lo faccio entrare. Allora mi convinco: la luna forse la
vedo solo io così, fuori fuoco, fuori tempo massimo. Chissà che ore sono, non
mi importa. Il gabbiano è sempre sul mio tetto ma non mi importa. Lascio che
urli le sue sventure, lascio che mi racconti il pesce pescato nella discarica
non molto lontano a qui. Fuori non è poi così buio. Anche se è notte. Siamo in
città, ripeto tra me e me, non esiste il buio qui. Ma l’infinito ha il profumo
di frutta matura, questo lo sento. Forse è un ricordo. Vorrei che la mia stanza
di notte fosse buia e invece la luce entra, è la luce flebile della luna. Ma
perché è così forte? Allora la guardo, annuso l’aria intorno a me. Annuso la
federa del cuscino, mi convinco che profuma. Profuma ancora di te. Annuso anche
la maglia del pigiama, e poi la coperta, annuso anche il piccolo cuscino a
forma di cuore. Mi sembra che tutto abbia il solito profumo. Mi sento al sicuro
e sorrido. Guardo di nuovo davanti a me, la luna si è spostata ma la vedo
ancora. Mi ritrovo a dire ad alta voce che se il mondo va alla malora non è
solo colpa degli uomini. Me ne sono convinta. Deve essere così. Silenzio: la
notte, solo il rumore meccanico della lampadina, il lampione sulla traversa
della Tiburtina, un tzzz costante per me quasi impercettibile. Eppure ce ne ho
messo di tempo per abituarmi a quel sottofondo. Silenzio, senza buio. Penso alla
mia città dietro le montagne. Penso alla nostra città che è più a sud. Penso
alle luci gialle. Penso al silenzio della notte in campagna. Penso alla neve
della mia città. E al silenzio sordo, ai rumori bloccati sotto la coltre spessa
della neve. Penso al mare. Penso alla luna che si riflette sul mare a
ferragosto. Penso alla sigaretta accesa sullo scoglio dopo aver fatto l’amore.
E poi di nuovo come una ninna nanna del terzo millennio mi ripeto che se il
mondo va alla malora non è solo colpa degli uomini. Annuso il cuscino e,
chissà, magari mi riaddormento.
