lunedì 12 gennaio 2015

È l'ultima fermata

È l’ultima fermata 



Aspettiamo il binario sul tabellone delle partenze, è digitale ormai ma tanto che cambia ma che vita è la crisi il gas da pagare che fretta c’è tanto che cambia se compri vestiti eleganti - in stazione intanto annunciano il binario è un altro binario ma tanto che cambia.






-È l’ultima fermata.
-Sissignore, è l’ultima fermata.
-Sta piovendo.
-Si, sta piovendo forte. Sembra che faccia molto freddo, guardi che vento. È maestrale, sicuro. La vengono a prendere?
-Non credo, nessuno sa che sarei tornato.
-Dove abita? Viene a prendermi mia figlia con i bambini.
-Non si scomodi, non voglio dare fastidio.
-Nessun fastidio, dove abita?
-In fondo alla strada della stazione, posso andare a piedi, la ringrazio.
-Sicuro? Non si faccia problemi. Sa, mia figlia ha avuto da poco il secondo… Non le sono bastate tutte le notti senza dormire della prima bambina. Una peste, una vera peste… Ma che piccola personcina… Così curiosa, così riccioletta… Ogni riccio un capriccio… è vero, sa? Invece il secondo è buono,  non piange nemmeno quando ha fame. Ti guarda, a volte sorride. Ma non piange.
-Non mi piacciono i bambini.
-Ma come, non ha avuto figli, non ha nipoti?
-Figli sì. Nipoti, non credo.
-Ah… Bè, saranno pure pesti, ma ti riempiono le giornate. Sa, da quando non c’è più mia moglie mi sento sempre molto solo. Se non ci fossero quei due piccini non saprei come andare avanti.
-La capisco.
-E sua moglie? Non l’aspetta nessuno in fondo alla strada della stazione?
-No, nessuno.
-Aspetti, le do una mano col bagaglio…
-Non si scomodi, vedo che ha problemi a camminare.
-Artrosi.
-Appunto, non si scomodi. Penso di farcela.
-Va bene. Il treno si è fermato, siamo arrivati.
- È stato un lungo viaggio…
-Mi sembra triste di essere arrivato a casa…
-La solitudine è una lente di ingrandimento. La distanza tra la foglia e la radice.  
-Ecco mia figlia, e i bambini!


lecce, museo ferroviario della puglia

©Iole Novelli











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