È l’ultima fermata
Aspettiamo il binario sul tabellone delle
partenze, è digitale ormai ma tanto che cambia ma che vita è la crisi il gas da
pagare che fretta c’è tanto che cambia se compri vestiti eleganti - in stazione
intanto annunciano il binario è un altro binario ma tanto che cambia.
-È l’ultima fermata.
-Sissignore, è l’ultima fermata.
-Sta piovendo.
-Si, sta piovendo forte. Sembra che faccia
molto freddo, guardi che vento. È maestrale, sicuro. La vengono a prendere?
-Non credo, nessuno sa che sarei tornato.
-Dove abita? Viene a prendermi mia figlia
con i bambini.
-Non si scomodi, non voglio dare fastidio.
-Nessun fastidio, dove abita?
-In fondo alla strada della stazione,
posso andare a piedi, la ringrazio.
-Sicuro? Non si faccia problemi. Sa, mia
figlia ha avuto da poco il secondo… Non le sono bastate tutte le notti senza
dormire della prima bambina. Una peste, una vera peste… Ma che piccola
personcina… Così curiosa, così riccioletta… Ogni riccio un capriccio… è vero,
sa? Invece il secondo è buono, non piange
nemmeno quando ha fame. Ti guarda, a volte sorride. Ma non piange.
-Non mi piacciono i bambini.
-Ma come, non ha avuto figli, non ha
nipoti?
-Figli sì. Nipoti, non credo.
-Ah… Bè, saranno pure pesti, ma ti
riempiono le giornate. Sa, da quando non c’è più mia moglie mi sento sempre
molto solo. Se non ci fossero quei due piccini non saprei come andare avanti.
-La capisco.
-E sua moglie? Non l’aspetta nessuno in
fondo alla strada della stazione?
-No, nessuno.
-Aspetti, le do una mano col bagaglio…
-Non si scomodi, vedo che ha problemi a
camminare.
-Artrosi.
-Appunto, non si scomodi. Penso di
farcela.
-Va bene. Il treno si è fermato, siamo
arrivati.
- È stato un lungo viaggio…
-Mi sembra triste di essere arrivato a
casa…
-La solitudine è una lente di
ingrandimento. La distanza tra la foglia e la radice.
-Ecco mia figlia, e i bambini!
©Iole Novelli









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